(Tra le parole e le intenzioni: uno spazio aperto, piatti rotti e vino...) www.myspace.com/prendoforma
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Nome: Syd (Prendoforma)
Un notturno che s'affretta...pare che la luna chiuda prima stanotte...
amartata
drapporosso
figlio di nessuno
Freesia
Insieme a tè
Le Pietre Parlanti
Lotta contro i tumori
MooSaiko (MySpace)
non alzarsi
Notavitale Project
Occhi negli occhi
Prendoforma (MySpace)
Società Italiana di Psico-Oncologia
Sono stanco di essere...
The dreamer
Zaccaria
Hanno brindato con me *loading* persone
Dal 2 aprile è in vendita il cd di Prendoforma.
Disponibile:
- sul sito ufficiale www.myspace.com/prendoforma
- sul sito www.videoradio.org
- su I-Tunes
Per info contattatemi tramite questa pagina o tramite il sito ufficiale di Prendoforma.
Stanotte il mare.
Un candido velo viola su istanti salati.
Mi fumerei l'anima.
Mi fumerei quell'albero ad avere i polmoni giusti.
I piedi nell'acqua...sono passi rallentati...freddo che cinge le caviglie. Sono dita che assaggiano il mare.
Il mare viola.
Non esiste di questo colore, su nessun libro.
Passi frenati. Scapperei dai miei tuffi, dalla luna che affoga nell'onda a venire.
Ho il lettore mp3 con me...escludo il mondo...
Il mare stanotte.
Che faccia da vigliacco! Facile bagnare la terra quando ti va...facile essere così grandi...
Io fatico anche a pensare di nuotare. Figurati starmene sdraiato, come fai tu, a separare gli amanti.
Non mi freghi...non cedo alla malinconia stavolta...
Viola il mare.
Tra poco scatta l'ora legale...avrò improvvisamente un'ora in meno. Cazzo, un'ora in più servirebbe.
Un'ora in più è un'ora di musica...
Un'ora di sassi lanciati in faccia al mare.
Un'ora di sesso....un'ora di Camus sotto gli occhi.
E "per un'ora d'amore non so cosa farei" ed io ti affogherei nel mare, così taci...che la mia musica è migliore...
...E il mare ha fame...
(Nello stereo: Soul Coughing - "True dreams of Wichita")
Mi hanno chiesto un giorno cos’è per me una canzone.
Ci ho pensato e non ho saputo rispondere subito.
Mi sono sentito un bambino che deve spiegare l’eternità. Ed ho rimandato…ho preso tempo…ho respirato a fondo…ho cercato dentro le mie cose la risposta…ho cercato nei cassetti e nei passi della gente. Mi sono convinto che la risposta migliore fosse il silenzio…ma poi, perché non cedere alla tentazione di spiegare?
E’ odore di terra scura. E’ profumo di salvia. E’ una nuvola che porta qualche forma nel cielo.
E’ la ciocca di capelli che ti ho scostato dagli sguardi tante volte.
E’ quel momento in cui il sorriso svanisce per dilagare nel ridere forte.
E', ovviamente, prendere forma. E' il tassello del mosaico. E' la vita delle note.
E’ il brivido che scuote piano la pelle. E’ un vetro appannato che nasconde il saluto alla partenza.
E’ una foto di tanti anni fa. E’ una penna che scoppia.
E’ tabacco e vino mischiati.
E’ amore silenzioso.
E’ la curva inesatta di due corpi che si uniscono.
E' rivoluzione. E' gridare forte la propria coerenza. E' sbagliare.
E’ il rumore di pioggia sul tetto della mansarda. E’ la camelia che fiorisce, la passiflora che stupisce.
E’ l’ebrezza del troppo bere. E’ l’abbraccio con l’amico.
E’ il tuffo nel mare.
E' cambiare canale, e' l'orgasmo e il preliminare.
E' riconoscersi allo specchio.
E’ neve e vento e temporale e bel tempo e urla in strada e l’arrotino e il mercato di domenica mattina.
E’ viaggio. E’ sfogo. E’ confessione.
E’ il giornale alla stazione. E’ vaffanculo.
Ma tutto questo è solo la prima riga di una strofa.
Solo qualche nota.
In fondo era impensabile che si riuscisse davvero a catturare l’essenza di una canzone in questo angolo di inchiostro.
Ascoltate e basta, nient’altro.
(Nello stereo: Arctic Monkeys - "Do me a favour")
Ho mentito per tutta la sera.
Ho mentito dicendo di essere distante con i pensieri.
Ho mentito quando camminavo lento e quando ridevo forte.
Te ne sei accorto? Per un attimo ho pensato di si…quando ti sei grattato la fronte, sembrava ne fossi stufo. Ma io non mi sono fermato ed ho mentito ancora. Per tutta la sera.
Mi hai fatto leggere quei fogli, ma non vedevo l’ora di uscire dalla stanza. Non provavo che soffocamento nelle tue parole, volevo solo che finissero. E ti ho mentito dicendo che volevo camminare…io che sono così pigro ed ho il passo lento.
Se non mi hai scoperto è perché hai l’anima sottile ed ingenua…so già che riporrai i tuoi fogli con ordine e che, la prossima volta, mi chiederai se ho voglia di perdere qualche minuto.
Io tornerò ancora nella tua cucina, verserò vino, acqua solo per lavare, un paio di gocce di detersivo.
Tornerò nella tua stanza violenta e ti racconterò di queste mie bugie…ne riderai, perché sei gentile.
E leggerò le tue parole scritte a mano su fogli sgualciti.
E ancora una volta penserò che ogni tua frase cela infinità…ancora una volta non potrò trattenere le mie emozioni. Ti ringrazierò e preparerò le prossime bugie per nascondere la mia invidia.
Sulla via di casa potrò solo mandarti un messaggio…e la tua anima sottile mi darà la buonanotte.
(Nello stereo: Gomez - "Tijuana Lady")
Poteva essere diverso.
A pensarci bene, l’ho sfiorato davvero quell’attimo che avrebbe cambiato le cose…sfiorato.
Era un giorno qualsiasi e nello stereo risuonava la splendida malinconia di “Rocket man”. Avrò calpestato migliaia di sassi…lasciato traccia di me su chilometri di strada…tanti da perderne rapidamente il conto. E poi l’amico sentito da un telefono pubblico, la birra fredda bevuta seduto sul marciapiede…cos’altro? Le trecce di una bambina che giocava con l’aquilone e il profilo splendido della madre. E poi la pioggia improvvisa accolta a maniche corte, le pagine di Boll che mi cullavano mentre un autobus mi portava lontano…e poi ancora sacchi a pelo e terra arida tra le dita.
E poi? Poi cos’altro?
Poi quel preciso momento, così chiaro nella mia mente, focalizzato.
Una spiga tra le labbra e una matita temperata con il coltello….è così che è successo. Improvvisamente mi muovevo più lento, come se il tempo fosse dilatato. Il pianoforte risuonava. “I miss the earth so much, I miss my wife…” sibilava quella voce splendida.
Mi sono alzato piano, scrollato di dosso il terriccio, scoperto un po’ di resina sui pantaloni ed ho cominciato a camminare.
In quel momento avevo tutto il tempo a disposizione…la vita aspettava che io decidessi.
E l’ho fatto.
Cosa io abbia deciso e dove mi abbiano portato i passi, non è importante…ma quel giorno ho scelto una strada da prendere…e, certo, sarebbe potuta andare diversamente e se potessi tornare indietro, se davvero potessi sentire di nuovo quella spiga tra i denti ed avere la possibilità di scegliere ancora, beh non esiterei neanche per un attimo. E non cambierei nulla.
(Nello stereo suona: Elton John - "Rocket man")
Sei stato tu a non volere che le mie mani scorressero i tuoi profili.
Così mi potrebbe dire la vita. Così la notte.
Io cammino sempre al buio perché è il buio che ho scelto come compagno. Ho finito per diventare anche io cupo e silenzioso, spesso come un velluto.
Sei stato tu a farti male.
Così mi saluta la vita quando chiudo gli occhi al vento.
Che piacere meraviglioso sentire le carezze di quei soffi divini sul mio viso, tra i capelli disordinati. Mi sento vivo. Mi sento felice.
La notte non mi spaventa più come un tempo. Ora mi ci rifugio.
Questo vestito brunito che mi sono cucito addosso, è comodo e solo ogni tanto stringe la pelle…come a volermi ricordare che dovrei cambiarlo. Ma io non riesco.
Stamattina mi sono svegliato con un sorriso…il troppo bere di ieri non ha lasciato strascichi per una volta…mi sembrava di aver dormito tantissimo, ma non erano che poche ore…poche ore che mi hanno regalato un sogno…breve, intenso. Mi ha accompagnato per tutto il giorno, fino ad ora.
Mi sono alzato e Roma mi ha accolto con una giornata splendida. Un cielo anche troppo azzurro a contrastare il mio buio.
Avrei voluto fumare ancora. Ma non ne sarebbe valsa la pena.
Forse questa malinconia che sento sulle dita cela un calore intenso…una gioia…forse il mio buio si è incrinato e filtra luce. Forse devo soltanto respirare a fondo.
E poi mi sono spogliato.
(Nello stereo: Ben Christophers - "Remote control")
Sulla superficie del mare di notte corre una luce che punta al nord estremo, un bagliore deciso, che si vuol far seguire. Che importa delle onde che verranno, sembra dire. Che importa della scia delle navi. Che importa dei seni scoperti di domattina. Segui questo punto nebuloso che ha voglia di correre nel buio, suggerisce.
Mi gratto il viso, attraverso la barba, sento sabbia umida sotto i piedi e il mare è là, a portata di mano…a conservare i suoi segreti mentre mi distrae con un po’ di brusio.
Che importa dei vestiti. Che importa.
Mi conosco bene e so che non andrò. Continuerò a scrivere le mie parole sulla sabbia, continuerò a sperare che l’acqua cancelli dolcemente i miei pensieri…tanto non so mai dimenticarli davvero.
Ci vorrebbe quella ragazzina di undici anni che mi fece innamorare una vita fa, da rincorrere e veder ridere, per restituirmi un po’ di quella spensieratezza…ingenuità.
Ci vorrebbe mia madre che mi chiama dal suo asciugamano per riprendere quel po’ di me che ho perso.
Ma tra le mani trovo sempre la mia consapevolezza. Niente aridità. Niente fierezza. Uno sguardo tenue che posso gettare sui miei giorni più scuri senza spaventarmi troppo per il mio cuore.
In riva al mare, agosto pieno…meglio ancora, senza tempo…senza luogo…senza aver bisogno di altro potrei trovarmi a scrivere un centinaio di canzoni…banali, bellissime.
Per ora me ne vado con una strofa sola in tasca e lascio che il mare sparisca alla chiusura del foglio.
Domani chissà cosa evocheranno le mie parole.
(Nello stereo: Nick Drake - "Parasite")
Io oggi me ne andrei. Me ne andrei volentieri. Senza tanto parlare. Forse perché il tempo è bello davvero e c’è un’anteprima d’estate.
Me ne andrei a piedi perché la patente in tasca mi manca, a piccoli passi, in mezzo all’erba stracciata. Mi farei scorta del sole e meta della luna, farei un sospiro di quelli fondi che posso fare ora che ho smesso di fumare…che prima se respiravo troppo tossivo come un rullante. In tasca mi metterei un bel foglio sgualcito e una matita presa all’Ikea.
Oggi me ne andrei zitto come un gatto a scrutare le crepe dell’asfalto, a guardare i panni stesi nei giardini…magari mi fregherei anche una camicia bianca, giusto per usarla a mò di bandiera o di tovaglia. Scivolerei volentieri fuori dalle mura di questa città, a tirar sassi al vento. Potrei anche voler raccogliere un paio di soffioni e soffiar via la loro neve leggera.
Io oggi me ne andrei e mi si stringerebbe il cuore a dover scegliere solo una chitarra da portarmi in spalla…magari non farei molta strada. Magari arriverei al monte dei cocci o a villa lazzaroni…ma il primo passo lo farei, con la decisione di un toro verso il rosso, come il primo sorso di un alcolizzato…si che il primo sorso apre la strada al dilagare…e l’ultimo sorso disseta la metà….quindi standing ovation per il primo passo da fare…e farlo…e fallo. Fallo. Vaffanculo, metti i piedi sulla strada e vattene…scegli una direzione e fallo. Fallo.
Sono quasi sudato a darmi del codardo…a disprezzare questa sedia che mi tiene qui.
Ma mi fermo un secondo…non respiro per un secondo…che se lo conti, un secondo, non è mica così poco come sembra…u-n-o…ci penso e mi dico che il primo passo l’ho fatto…non sono un codardo perché non mi decido ad andare, sono codardo nel non rendermi conto che la strada l’ho presa e calpestata…codardo nell’aver paura di crederci.
Quindi oggi non me ne andrei…perché non ci sono già più su quella sedia.
(Nello stereo: Pixies - "Hey"/"Caribou")
C’era una stanza in cui tenevi tutti i libri che, prima o poi, avresti letto. La stanza delle parole future, così ti piaceva chiamarla.
Ci ho passato così poco tempo lì dentro. Su quella bruttissima poltrona grigia.
Le poche volte che restavo mi chiedevo se li avresti davvero mai aperti tutti quei libri.
Un giorno, mi ricordo bene, era da poco arrivata la primavera anche lì in montagna e casa tua era contornata da fiori e colori accesi…ti dissi ridendo che ti avrei chiamata per tutto il pomeriggio “la signora delle camelie”…ed hai sorriso…non un sorriso romantico o dolce…uno sbuffo quasi goffo, spontaneo e non bello. Ma, in fondo, questo amavo di te…quando ti scoprivo in espressioni simpatiche…quando rinunciavo per un attimo alla tua bellezza per guardarti scoperta, struccata, imperfetta…tu te ne accorgevi e ti nascondevi tra le mani, come una bambina. Ma poi scappavi fuori da quei palmi per correre nei miei.
Quel giorno di primavera oggi sembra così lontano. Sono seduto su quella bruttissima poltrona grigia e i tuoi libri sono ancora tutti al loro posto. Non ne hai letto nessuno. Mi fa solo sorridere che l’unico libro aperto, l’unico restato fuori dalla libreria sia proprio quello…sulla prima pagina la tua scrittura mi sussurra “Questo lo leggo prima degli altri…per te”.
Stanotte, quando tornerò a casa, ti racconterò almeno il finale…e sarai, solo per me, un’ultima volta “La signora delle camelie”.
(Nello stereo: Nick Cave & The Bad Seeds - "Darker with the day")
Ho poggiato le labbra screpolate sul bordo del bicchiere.
Un bacio e poi un altro. Un sorso lento che sa di silenzio. Profilo increspato su cui naviga la notte.
Nettare ruffiano che prendi le mie dita, scendi…scendi. Saliva bronzata resistente in bocca, scendi.
A far sfondo, quasi ad imporsi, la musica triste di un attore.
Ci fosse l’amico grasso in cui affondare un abbraccio, ora sorriderei…faccia sorniona e barba di gatto, mi disse una volta che mi amava…così, spirito a spirito, sincero come la pietra.
Amore vero, per quanto amore possa essere quello di due amici…me lo scrisse perfino, su una carta pergamena sporca di cera. E successe che la zia posò occhi sulle parole ed equivocò.
Ci fosse lui, rideremmo di quel giorno.
Nettare gentile e costoso, fai quello per cui ti pago…stordiscimi e lasciami con questo sorriso, che non ho più un soldo…
(Nello stereo: Fabrizio Bentivoglio - "Nebbia di San SIlvestro")
afterhours
assenza
brindisi
caldo
canzone
discesa
gaber
goccia
luna
mare
mncanza
musica
pensieri
poesia
raycharles
risveglio
tempo
tomwaits
ubriachi
viaggio